L’ Italia è fin dall’antichità tra i più fiorenti centri culturali d’Europa. Fulcro dell’ impero romano, sede della chiesa cattolica, punto d’incontro di molte civiltà mediterranee, culla di numerosi movimenti artistici. Nel 1999 nasce l’Istituto per la tutela dei produttori italiani. Il compito è di certificare ed elaborare i marchi per la riconoscibilità dei prodotti Made in Italy.

Abbigliamento , Arredamento, Automotive, Agroalimentare
Rientrano in questa definizione le cosiddette 4 A: abbigliamento (e beni per la persona), arredamento (e articoli per la casa), automotive (inclusa la meccanica) e agroalimentare.
Tutti i prodotti Made in Italy, a prescindere dal settore di appartenenza, sono generalmente accomunati da un mix di elementi che ne determina successo e riconoscibilità sul piano internazionale: alta specializzazione delle tecniche di produzione, contesto di sviluppo e realizzazione dei prodotti,  forte radicamento nelle tradizioni territoriali, vere eccellenze di prodotto in termini qualitativi.

La domanda di Italia nel mondo e’, oggi più che ieri, legata alla qualità, alla bellezza, alla cultura, all’ innovazione.

La difesa delle nostre tradizioni, anche quelle più arcaiche o popolari sono un enorme patrimonio sia economico che culturale ed umano.  Nel Made in Italy si concentrano tutti quei valori storico-culturali, percezioni, sensazioni e significati che devono essere difesi dal sistema di una globalizzazione livellante e mercenaria.

Un esempio significativo e’ nel settore lattiero caseario.

Negli ultimi anni il nostro paese è diventato, purtroppo, il più grande importatore di latte al mondo. La metà delle mozzarelle sono fatte con latte straniero, ma sull’ etichetta non è obbligatorio inserirlo. Dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di latte equivalente tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate e polveri di caseina (fonte Coldiretti). Le cosiddette cagliate, pre-lavorati industriali soprattutto dall’ Est Europa, sostituiscono il latte nella trasformazione. Il 75% del latte a lunga conservazione venduto in Italia è straniero. Circa la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero.  Il decreto a tutela del made in Italy prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte e derivati. Questo sistema consentirà di indicare con chiarezza la provenienza delle materie prime di molti prodotti. Si vuole porre fine al falso Made in Italy di latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini.

Parliamo di un settore che nel suo complesso vale più di 20 miliardi di euro annui. Da un’indagine demoscopica commissionata da Ismea emerge che il 67% dei consumatori italiani intervistati si dichiara disposto a pagare dal 5 al 20% in più per un prodotto lattiero caseario di origine italiana. Per 9 italiani su 10 è importante conoscere l’origine delle materie prime. Ovvero l’ elemento essenziale per valorizzare il lavoro di più di 34mila allevatori. E’ auspicabile un ulteriore rafforzamento dei rapporti di filiera relativi ad altre eccellenze di prodotti del nostro paese.