Dati positivi per le aziende italiane, secondo un’iniziativa di Confindustria e un report dell’Ice: cresce la presenza delle imprese italiane nei mercati esteri
L’Italia sta recuperando punti all’estero: non solo una maggiore consapevolezza dell’export dei prodotti rappresentativi del Made in Italy, ma anche una ritrovata fiducia degli investitori esteri verso il nostro mercato. Lo confermano due iniziative importanti: da un lato il nuovo rapporto “Italia multinazionale” pubblicato dall’Ice (agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), dall’altro il progetto “Esportare la Dolce Vita” promosso da Confindustria e Prometeia.

MADE IN ITALY E BENI BBF
Quest’ultimo, arrivato alla sesta edizione, si concentra sull’export dei prodotti di fascia medio-alta nei settori dell’eccellenza italiana: dall’alimentare al tessile, dall’abbigliamento alle calzature, dalla gioielleria all’oreficeria e occhialeria. Sono i cosiddetti beni BBF ossia “belli e ben fatti” che tra grandi aziende e piccole imprese trovano in Italia un mercato tra i più rappresentativi del mondo, pari al 18% dell’export manifatturiero italiano. Il progetto si rivolge soprattutto ai mercati emergenti internazionali, il target ideale per queste tipologie di prodotto, per le prospettive di crescita attese e la dimensione in aumento delle classi benestanti. Un breve identikit dei potenziali consumatori esteri dei BBF li descrive con un reddito annuo pro-capite di 35mila dollari; nel 2020 saranno 665 milioni (ben 174 in più rispetto all’anno scorso) dislocati nei paesi emergenti come India, Cina, Argentina e, inserite da quest’anno, anche Filippine, Ghana, Pakistan Sudafrica, Angola, Nigeria.

I MERCATI ESTERI EMERGENTI
I mercati con più concentrazione di utenti sono Cina, Indonesia e India, ma anche la Turchia sta crescendo molto. Per quanto riguarda il settore alimentare, ad esempio, il rapporto prevede un aumento da 1,9 a 2,5 miliardi tra il 2014 e il 2020, con una crescita del 43% in Cina, del 25% in Polonia e del 14% in Russia; per l’arredamento, invece, si ipotizza un salto da 2,1 a 3,3 miliardi con gli Emirati Arabi come mercato sul quale puntare di più e una crescita prevista dell’82% mentre la Russia che attualmente è il mercato migliore, salirà del 22%. In sintesi le previsioni di questa edizione sono positive, ma più caute rispetto l’anno scorso perché riferite ad uno scenario di crescita più moderato; nonostante ciò il rallentamento della crescita del Pil nei nuovi mercati si accompagna ad un processo di maturazione dei consumatori e quindi ad un consolidamento tra produttori di beni “belli e ben fatti” e realtà emergenti.

PROCESSI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE
La direzione positiva presa dall’economia italiana nei mercati esteri è confermata dal rapporto “l’Italia multinazionale” dell’Ice, in cui viene segnalato come dal 2012 al 2013 i flussi in entrata sono passati da 0,0 miliardi di dollari a 17 miliardi. Un trend che continuerà a crescere, secondo il presidente Riccardo Maria Monti, arrivando fino a 20 miliardi con una forte accelerazione nel corso del 2015. C’è comunque un gap profondo da recuperare, evidenziato dal rapporto italiano tra il Pil e gli investimenti esteri che nel 2013 si fermava al 19,5%, meno della metà della media europea. Il problema tutto italiano è la disomogeneità dei processi di internazionalizzazione delle imprese a livello territoriale: solo la Lombardia, ad esempio, attrae quasi metà degli investimenti, mentre il sud e il centro sono quasi assenti. Il report comunque segnala due tendenze positive su tutte: la presenza delle imprese italiane nel Nord America e il maggiore coinvolgimento delle nostre Pmi in processi di internazionalizzazione produttiva. Ad esempio a fine 2013 la banca dati Reprint da censito ben 11.325 imprese italiane con partecipazioni in aziende estere, mentre le multinazionali straniere con partecipazioni in Italia sono 9367, con 915.906 dipendenti e un giro d’affari di 497,6 miliardi di euro l’anno.