L’Italia è apprezzata in tutto il mondo per le sue produzioni che puntano su qualità e innovazione. Un paese di cui ci sarebbe da andare orgogliosi se non fosse che, spesso, di questo importante ruolo dell’Italia nel mondo la maggior parte degli italiani non ne è consapevole. Il rapporto I.T.A.L.I.A. 2019 – Geografie del nuovo made in Italy acronimo e racconto dell’identità produttiva e sociale italiana è uno studio che ci conduce alla scoperta dei talenti del nostro paese e del suo futuro. Il rapporto è stato realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison con il sostegno di Intesa Sanpaolo, la partnership tecnica di Google, Ipsos Italia e di Si.Camera e con il patrocinio dei ministeri degli Affari Esteri e dell’Ambiente.

Partiamo dalla competitività dell’Italia, stando alle ultime statistiche Ocse (aggiornate solo al 2015, ma con il pregio di consentire il confronto anche con gli Stati Uniti, il Canada e il Messico), il nostro paese conta il più elevato numero di piccole e medie imprese manifatturiere esportatrici nell’area Ocse: le PMI italiane (ossia le imprese con 10-249 addetti) sono ben 41.386 e sono prime per export, con 170 miliardi di dollari; quanto alle nostre Grandi imprese (GI) manifatturiere esportatrici (oltre 250 addetti), pur essendo appena più di 1.000, esportano da sole 191 miliardi di dollari. L’industria manifatturiera italiana cresce. Se ci concentriamo invece sull’ultimo biennio che si è appena concluso, e cioè quello relativo al 2017-2018, facendo un focus sul settore manifatturiero, i dati che emergono dallo studio evidenziano che il valore aggiunto dell’industria manifatturiera italiana è cresciuto del 2,8% in media ogni anno. E questo a fronte di una crescita media del Pil del +1,3%. Con un valore aggiunto di 263,4 miliardi di euro, nel 2018, l’industria manifatturiera italiana si conferma seconda all’interno dell’Unione Europea, dietro alla Germania. Posizionandosi di fronte alla Francia (232,1 miliardi), Regno Unito (213,5 miliardi) e Spagna (152,7 miliardi). Questa posizione è mantenuta anche in termini di occupazione, con 3,9 milioni di occupati in Italia nel settore, sempre alle spalle di Germania (7,8 milioni di occupati) e davanti a Polonia (3,4 milioni), Regno Unito (2,6 milioni) e Francia (2,6 milioni). L’Italia spicca anche per le buone performance sul surplus manifatturiero, nel 2017 (ultimo anno per cui la WTO fornisce dati comparabili per tutti i Paesi) si è posizionata tra i primi 5 Paesi al mondo per attivo manifatturiero, dietro a Cina, Germania, Corea del Sud e Giappone.

La ricerca si è concentrata anche sulla notorietà che il brand Made in Italy ha sul web, analizzando il volume delle ricerche su Google del Made in Italy e delle parole chiave ad esso riconducibili, utilizzando lo strumento Google Trends. Quello che emerge dai dati relativi a dieci Paesi (Brasile, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Portogallo, Giappone, India, Russia, UK, USA) sulle parole chiave esemplificative nelle categorie Alimentare, Arredamento, Auto, Moda e Turismo è un chiaro interesse per il Made in Italy. Un trend che ha avuto un’enorme crescita (+56%) tra il 2015 ed il 2018. Un trend di aumento delle ricerche che dimostra la forza dei prodotti italiani sul web rispetto alla concorrenza.
Altro aspetto interessante uscito dall’analisi delle ricerche effettuate riguarda i dispositivi utilizzati, con una maggiore diffusione dello smartphone che ha fatto crescere la componente delle ricerche effettuate da dispositivi mobili (+148% nel 2018 rispetto al 2015). Infine, sempre per quanto riguarda il surplus commerciale, lo studio indica quali sono i 10 prodotti per i quali l’Italia detiene il terzo posto al mondo per surplus commerciale: 120 fanno parte del comparto dell’Automazione-meccanica-gomma-plastica originando un surplus di 19,3 miliardi di dollari, con un’incidenza del 52,6%; 77 rientrano nel comparto dell’Abbigliamento-moda con un surplus di 5 miliardi di dollari e un peso del 13,7%; 22 appartengono agli Alimentari-vini e generano 1,5 miliardi di dollari di avanzo commerciale, con una incidenza del 4,2%. 23 prodotti si trovano nel comparto dell’Arredo-casa, con 6,1 miliardi di surplus e un peso del 16,6%; mentre sono 60 i prodotti che non rientrano in nessuna delle “4 A” ma che generano un saldo positivo di 4,7 miliardi, con un’incidenza del 12,9%.

In sostanza, quello che esce fuori dallo studio, è l’immagine un’Italia con un forte spirito produttivo e competitivo, tra i primi paesi con surplus commerciali al mondo, un paese riconosciuto come sinonimo di qualità e anche innovazione, ma con una poca fiducia in se stesso. Una fiducia che di fatto è fondamentale, per far si che il sistema Italia sia competitivo nel mondo.